FUNZIONAMENTO E DISFUNZIONAMENTO

Per migliorare la resistenza alle sollecitazioni la forza muscolare deve essere coadiuvata dalle funzioni ammortizzanti
Prima dell'insorgenza di un infortunio muscolare indiretto, possono essere individuati meccanismi disfunzionali problematici e silenti. Con che utilità? Rafforzare la prevenzione, attraverso il trattamento di cause trascurate!

Perché il muscolo di un atleta ben allenato cede improvvisamente? Ecco un nuovo modello di analisi per capirne i motivi e prevenire i frequenti infortuni muscolari.

Il sistema muscolo-scheletrico di ogni individuo è dotato di meccanismi statici e dinamici, che permettono al sistema di ammortizzare le sollecitazioni che imprime e subisce in attività.

Quando questo avviene adeguatamente, l’individuo non ha dolori ne problemi. In caso contrario il recupero potrebbe essere meno rapido, con DOMS intensi. Gli infortuni muscolari e le loro recidive potranno essere frequenti.

Le sollecitazioni fisiche, molto prima dell'insorgenza degli infortuni...

Quando un’auto, una moto o una bicicletta si spostano su un determinato tipo di terreno, il conduttore può percepire le irregolarità dello stesso.

Ad esempio ed a parità di irregolarità del fondo, la minima ammortizzazione prevista in una bicicletta dotata di sospensioni rende più confortevole lo spostamento rispetto allo stesso mezzo non dotato di ammortizzatori. La differenza è ancora più tangibile nel caso si intraprenda un salto.

Nel caso lo spostamento con la forza generata da un motore (auto, moto, ecc..) e qualora il sistema di raccordo dello stesso non funzioni in maniera ottimale, potremmo rilevare delle vibrazioni alla struttura.

Il termine vibrazione indica un’oscillazione meccanica attorno ad un punto d’equilibrio. Gli ingegneri conoscono dettagliatamente questa problematica e devono prevedere sistemi di smorzamento affinché le vibrazioni vengano eliminate ed il confort sia ottimale.

Il sistema muscolo-scheletrico, al di là del raffinato controllo neuromotorio, funziona secondo le leggi della meccanica.

Le forze generate dall’apparato muscolare si interfacciano con la forza di reazione al suolo (ground reaction force), che imporrà obbligatoriamente delle costrizioni. Nel tempo queste possono causare problemi e dolori, specialmente se i meccanismi che intervengono nella gestione di queste forze hanno perso la miglior funzionalità.
Nel caso accada ad un atleta, alcuni muscoli saranno maggiormente sollecitati per mantenere equilibrio e stabilità, rispetto a ciò che avrebbero dovuto svolgere per il solo gesto atletico/tecnico.

Che organizzazione prevede il corpo per adattarsi al carico bipodalico ed alle forze che incidono?

L’architettura dello scheletro umano prevede soluzioni che smistano le linee della forza peso in reazioni al carico bipodalico.

Il sistema muscolare produce la forza necessaria per il movimento, le accelerazioni, le decelerazioni e la necessaria stabilizzazione del corpo in ogni attività statica e dinamica.

Il fine controllo neuromotorio, che può divenire sempre più performante con allenamenti curati, garantirà la precisione e l’adeguatezza nelle varie situazioni.

Per ora abbiamo riassunto nozioni note a tutti i fisiologi ed a coloro che svolgono la propria professione lavorando sull’apparato muscolo-scheletrico.

E’ meno conosciuta la funzione ammortizzante prevista in ogni singola articolazione degli arti inferiori e del cingolo pelvico.

Ogni articolazione prevede i classici movimenti fisiologici e misurabili con valori goniometrici, ma la possibilità di attuare questi non implica direttamente che il funzionamento articolare sia ottimale.

Nella fisiologia esiste anche un piccolo gioco articolare: permette un minimo movimento senza che questo si traduca in spostamento visibile di capi articolari.

La sommatoria di questo gioco articolare negli arti inferiori, nel cingolo pelvico e nella colonna vertebrale lombare garantisce al sistema la funzione ammortizzante. Il sistema prevede fisiologicamente questa funzione: quando viene persa accade in maniera silente. Ma i problemi arriveranno.

Per rafforzare la prevenzione degli infortuni muscolari occorre considerare altre cause.
Quando le articolazioni mantengono il massimo della funzionalità, sia per i movimenti macro che per quelli micro (gioco articolare), è presente la fisiologica componente ammortizzante fondamentale per il sistema. Nel nostro esempio la molla è verde

Questa funzione e la capacità di valutarne i relativi parametri, portano ad avere un indicatore importante ma totalmente trascurato nelle attuali valutazioni cliniche di un atleta.
Il loro utilizzo in chiave terapeutica per gli infortuni muscolari è fondamentale. In nessun programma di prevenzione degli infortuni muscolari si fa riferimento a tali meccanismi.

Dalla fisiologia alla realtà

Un atleta professionista sollecita la sua struttura ben oltre la normale attività di un individuo. Se il sistema di ammortizzazione e ripartizione delle sollecitazioni statiche e dinamiche è messo in difficoltà, una sicura vittima saranno i muscoli. L’esempio che segue è poco affine al linguaggio medico, ma come i fusibili di un impianto elettrico, risentono del sovraccarico e cedono con varie modalità, ben note alla cronaca sportiva.

Quando il carico diventa un sovraccarico?

Per giustificare la presenza di numerosi infortuni muscolari indiretti, viene spesso chiamata in causa la preparazione atletica. L’uso di carichi di lavoro eccessivi è una delle prime ipotesi.

Ciò può essere occasionalmente vero, ma molto più frequentemente accade che il preparatore atletico definisca carichi potenzialmente corretti per gli atleti del gruppo.
Alcuni atleti però evidentemente non hanno, in seno al loro sistema muscolo-scheletrico, la possibilità di effettuare la ripartizione adeguata delle sollecitazioni meccaniche, imposte da allenamenti e competizioni.

Alcuni esempi?

Un infortunio muscolare della coscia può avere delle concause nel disfunzionamento della coxo-femorale. Anche se l'articolazione ha un buon range di movimento
Non di rado le sollecitazioni ripetute, i traumi ed i microtraumi modificano in maniera silente il funzionamento dell'anca, esponendo l'atleta al rischio di infortuni muscolari indiretti.

Due articolazioni coxo-femorali possono avere un range di movimento simmetrico o comunque molto simile, ma non avere la stessa funzione ammortizzante.

Un atleta può avere un’ottima mobilità della caviglia ed una normale flessione ed estensione del ginocchio, ma entrambe possono comunque aver perso le componenti ammortizzanti.

In un caso simile è facile ipotizzare che i muscoli gemelli ed il soleo siano soggetti a costrizioni maggiori, rispetto a quando le componenti ammortizzanti sono regolari.

Uno stiramento o uno strappo muscolare al polpaccio (gemelli o soleo), così come DOMS frequenti, possono essere compresi meglio ampliando le valutazioni sul singolo atleta
Eventuali pregressi interventi chirurgici e la sommatoria delle ripetute sollecitazioni fisiche sul ginocchio, comportano conseguenze sui tessuti molli (capsula articolare e recessi sinoviali soprattutto). L'articolazione avrà minime ma importanti restrizioni di mobilità. Individuarle e trattarle è fondamentale nella prevenzione degli infortuni muscolari della coscia e del polpaccio.
Le disorsioni di caviglia possono creare perturbazioni alla corretta ammortizzazione delle sollecitazioni meccaniche.
Sono davvero numerose le restrizioni di mobilità che coinvolgono la caviglia (articolazione tibio-astragalica), incidendo in maniera silente sugli infortuni muscolari.

Una tibio-tarsica o entrambe possono aver subito problemi, poi recuperati con i noti trattamenti in chiave riabilitativa, senza aver recuperato le funzioni ammortizzanti legate al complesso gioco articolare tibia-astragalo-calcagno, con successiva implicazione sull’arco plantare.

I tests dinamici di equilibrio possono mostrare un  semaforo verde ottenuto con cicliche sedute di rieducazione propriocettiva, ma una funzionalità è stata persa.

In tutti questi casi il carico degli allenamenti, teoricamente sopportato dalla squadra, diventa per qualcuno un sovraccarico che potrà favorire la comparsa degli infortuni muscolari.

Altri dati da conoscere per prevenire gli infortuni muscolari frequenti

Al di là del complesso e raffinato controllo neurologico del sistema, i vari infortuni muscolari indiretti rispondono alle leggi della meccanica ma, nel formulare i programmi atletici nonché i protocolli riabilitativi, normalmente non viene considerato:

 A) come le perturbazioni della biomeccanica riducano la possibilità di smorzare   e ripartire le sollecitazioni nel comparto lombare, nel cingolo pelvico e negli arti inferiori;

B) quali siano gli esercizi che, attraverso un reclutamento muscolare sicuramente da perfezionare, abbiano un ruolo nel modulare negativamente la ripartizione delle sollecitazioni meccaniche.

Sottolineiamo ancora come le funzioni articolari “macro” vengono mantenute (esami ed escursione articolare regolari) permettendo gli allenamenti ed anche l’attività agonistica. Nel “micro”, il fisiologico funzionamento del sistema articolare si modifica e su qualche comparto diviene un disfunzionamento.

Tutto questo non è però evidenziabile dalla diagnostica strumentale, non rientra nel ragionamento clinico comunemente adottato dal medico e dal fisioterapista. Non appartiene neanche alla formazione di chi si occupa della preparazione atletica.

Conferme? Gli stessi lavori sul tema prevenzione infortuni muscolari  della Italian Society of Muscles, Ligaments and Tendons (I.S.Mu.L.T.: Linee guida per il trattamento delle lesioni muscolari dell’atleta professionista e non), confermano l’importanza di analizzare la colonna lombare ad il bacino, ma non citano le altre possibili disfunzioni dell’arto inferiore.

La prevenzione e la gestione delle recidive, anche se per muscoli vicini a quello inizialmente infortunato, non deve trascurare questa analisi.

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