TERAPIA E PREVENZIONE

La prevenzione è integrata alla terapia, ma occorre sapere dove, come e perché...
La soluzione per migliorare la prevenzione degli infortuni muscolari deve prevedere un trattamento mirato al singolo atleta.
Il trattamento delle cause di un infortunio muscolare indiretto, e delle sue eventuali recidive, deve essere più che mai personalizzato. Esistono numerosi parametri che agiscono sulla biomeccanica e che condizionano negativamente la risposta neuromotoria. Sia nel professionista del calcio che in altri sport.

La terapia per il recupero biologico delle lesioni muscolari prevede energie fisiche e tecniche note.

Ogni Staff ha esperienza e competenze per la cura del recupero muscolare del distretto coinvolto.

E’ però meno noto in che modo è possibile agire per garantire al singolo atleta, la miglior soluzione per ammortizzare e ripartire le varie sollecitazioni meccaniche che intervengono sul sistema.

La prevenzione degli infortuni muscolari della coscia e del polpaccio passa anche per questo aspetto.

Performance e funzionalità massima

Per attuare una significativa prevenzione degli infortuni muscolari, all’interno di un programma terapeutico, occorre agire sapendo dove, come e perché. Le tecniche manuali molto spesso devono essere applicate a distanza dal distretto in cui la “spia rossa” si è accesa, ovvero la lesione muscolare.

Gli allenamenti hanno sistematicamente più componenti, per mirare a vari aspetti della performance tecnico-fisico-atletica.
Andando nello specifico, precisiamo che il fine controllo neurologico è perfezionato dalla ripetizione del gesto tecnico e dalla propriocezione. La forza muscolare serve alla performance ed a sopportare l’intensità degli allenamenti.

La stessa forza muscolare è fondamentale nello stabilizzare in corpo durante i contrasti e le decelerazioni.

Esiste però un limite: all’aumento della stessa forza le sollecitazioni aumentano ma, in ogni articolazione dell’arto e del cingolo pelvico, per ripartire e smorzare le sollecitazioni devono comunque provvedere gli stessi meccanismi di base (presenti in ogni individuo).
E’ questa una delle radici del problema infortuni muscolari indiretti, delle sue recidive e della sosta ai box di numerosi campioni, infortunati ai muscoli della coscia (flessori, adduttori oppure al quadricipite), o al polpaccio (soleo e gemelli).

Gli esami medici

Gli esami strumentali (ecografie, risonanze magnetiche ad es.), sono basilari per valutare la struttura (muscolo) ed il suo recupero dopo un infortunio. Non possono però mostrare come il distretto lombo-pelvico e gli arti inferiori siano o non siano funzionali a gestire le sollecitazioni.

Non potendo impiantare sensori interni alle rispettive articolazioni, questa funzione va obbligatoriamente analizzata con un’esperienza differente, che comporti la valutazione del singolo atleta.

Le recenti analisi computerizzate del movimento e del gesto tecnico possono monitorare il coordinamento dello stesso atleta, ovvero la qualità della risposta neuromotoria ad uno specifico esercizio di laboratorio che simuli la realtà sul campo. Ma non decodificano i parametri interni, relativi alla funzione ammortizzante.

E’ di radicale importanza ottenere la massima prevenzione attraverso una terapia mirata, che vada oltre la gestione della lesione muscolare subita dall’atleta.

Il filo conduttore per arrivare all’obiettivo dovrà essere il ripristino delle massima funzionalità per quel singolo atleta, consapevoli che a volte precedenti interventi chirurgici o altri infortuni possono aver modificato le caratteristiche strutturali. Ma su tutte le altre componenti funzionali è sempre possibile agire.

Per intervenire sui quei parametri articolari e miofasciali che avranno un ruolo nella prevenzione degli infortuni muscolari indiretti, è imprescindibile avere una visione di insieme. E’ necessaria una valutazione funzionale più ampia del singolo distretto coinvolto dall’infortunio.
Lo abbiamo già precisato: il distretto della manifestazione problematica, ovvero l’infortunio muscolare per la coscia o per il polpaccio ad esempio, non sempre corrisponde alla sede della causa.

Questo sapere permetterà di decodificare come, in carico statico ed in attività, il sistema muscolo-scheletrico del singolo atleta attui delle compensazioni. Le stesse sono inizialmente necessarie alle caratteristiche morfologiche e posturali, poi possono diventare motivo di restrizioni della mobilità articolare e perdita delle funzioni ammortizzanti.

Si instaurerà così un terreno fertile per stiramenti, contratture, strappi muscolari, nonché le loro problematiche recidive, nello stesso punto del muscolo infortunato o in distretti vicini.

In un atleta professionista che quotidianamente si allena non è la forza muscolare ad essere carente.

 

Due semplici esempi a supporto della spiegazione sopra?

Possiamo fare una fotografia ad una porta o ad una moto, rilevando che ciò che inseriamo nel nostro fotogramma è nuovo o meno nuovo, ma non saremo in grado di capire se i cardini della porta permettono un movimento fluido o se le sospensioni della moto hanno la funzionalità ottimale come in sede di produzione.

Ogni articolazione, oltre ai fisiologici movimenti, ha un piccolo “gioco articolare” che le permette un minimo movimento senza che questo si traduca in spostamento visibile di capi articolari. La sommatoria di questo gioco articolare negli arti inferiori, nel cingolo pelvico e nella colonna vertebrale lombare garantisce al sistema la funzione ammortizzante.

Questa funzione e la capacità di valutare questi parametri, creano quindi un indicatore per il monitoraggio, con beneficio diretto su prevenzione e terapia.

Infortuni muscolari: prevenzione e terapia

Prima di parlare di terapia per la prevenzione degli infortuni muscolari sono fondamentali due precisazioni.

1. Nulla deve cambiare su ciò che ogni Staff sanitario ritiene opportuno svolgere per gestire il recupero della lesione muscolare o della sofferenza.

2. Deve essere chiaro il fatto che, quando si parla di disfunzioni nel sistema muscolo-scheletrico, non è possibile avere una corrispondenza diretta fra effetto (gli infortuni muscolari indiretti) e le relative cause (riduzione della funzione ammortizzante nell’articolazione X o Y).
In patologia organica questo raffronto è possibile: ad ogni quadro clinico devono corrispondere XX parametri per avere la certezza diagnostica.

Nell’analisi di una performance di un atleta, prima della comparsa della patologia, è possibile stimare quali siano i distretti in cui il suo sistema muscolo-scheletrico subisce delle costrizioni per una “modifica di funzionamento”, ma nel caso insorga un infortunio muscolare, questo potrà coinvolgere il muscolo M1, M2, o M3.

Le variabili sono innumerevoli ed il nesso causa/effetto, tanto caro agli studiosi dei numeri, in questo ambito non è utilizzabile. Ma l’incidenza di questi fini meccanismi nella biodinamica del sistema è inevitabile.

E’ possibile anticipare che si tratta di trattamenti manuali ascrivibili ai capitoli osteopatia e fisioterapia: tecniche mio-fasciali, manipolazioni articolari non forzate e di altri esercizi mirati sistematicamente integrabili in altri processi di cura. Senza nessun effetto iatrogeno.

Apparentemente nulla di nuovo rispetto a ciò che riceve un professionista durante le sedute di riabilitazione?

In realtà la radicale differenza sta negli obiettivi e nella formulazione del trattamento.

Nell’immagine che segue ed in integrazione ai normali protocolli attuati, ecco una breve lista di 6 punti per ottimizzare i processi di valutazione e trattamento.

Comprendere meglio cosa manca alla miglior prevenzione degli infortuni muscolari indiretti
Per rafforzare la prevenzione degli infortuni muscolari nel calcio è importante ampliare il concetto di cura, inserendo nuovi dati nel processo di analisi. Soprattutto nel caso di infortuni frequenti, sia questo una contrattura, uno stiramento o uno strappo muscolare.

Normalmente il trattamento che l’atleta riceve per la cura di un infortunio muscolare prevede energie fisiche, posture di allungamento e stretching (sezione a sinistra dell’immagine sopra).

Ma se nel trattamento non sono stati inseriti i parametri necessari (sezione a destra dell’immagine sopra), questo non inciderà adeguatamente sulle cause intrinseche al sistema. In questo caso e nonstante il percorso terapeutico svolto per la lesione muscolare successiva all’infortunio, la prevenzione non sarà stata ottimale.

Applicare delle tecniche sul corpo è comunque una terapia, ma la sua efficacia in chiave preventiva sarà inevitabilmente differente in rapporto all’analisi del problema.

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