RAFFORZARE LA PREVENZIONE INTERVENENDO SULLE CAUSE MENO NOTE

Comprendere meglio cosa manca alla miglior prevenzione degli infortuni muscolari indiretti

Per definire meglio i contenuti del programma di prevenzione  infortuni muscolari, affrontiamo alcuni punti nel dettaglio.   Ne comprenderete la logica ed i principi del piano di valutazione  e trattamento.

1. Le restrizioni della moblità di alcune articolazioni degli arti inferiori e nel tratto lombo-pelvico  
Il concetto è stato spiegato nel capitolo Funzionamento e disfunzionamento. Quando una o più articolazioni sono soggette a restrizioni di mobilità, si riducono i loro movimenti neutri e la loro funzione ammortizzante viene compromessa. I movimenti neutri di una articolazione sono il piccolo gioco articolare, presenti senza che vi sia uno spostamento effettivo dei capi articolari.  Nel trattamento manuale per mirare alla prevenzione degli infortuni muscolari, questi parametri devono essere valutati e, nel caso, trattati con le specifiche tecniche manipolative.

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2. Le minime dismetrie degli arti inferiori                                                  
Ogni individuo presenta sempre piccoli disequilibri e asimmetrie che si instaurano in fase di crescita e, normalmente, rimangono seppure in maniera asintomatica.  Poiché fanno parte della postura individuale, sono ben tollerate dal sistema, ma impongono un lavoro asimmetrico a muscoli ed articolazioni. Nella ricerca delle migliori performance vanno assolutamente presi in considerazione: sia nel ragionamento clinico, che nel piano trattamento. Una dismetria di 3-5 mm per un arto inferiore, normalmente tollerata da qualsiasi individuo, può richiedere una gestione differente nell’atleta professionista, la cui taratura delle “regolazioni” è paragonabile a quella delle auto in F1.

3. L’incidenza della retrazioni miofasciali

Le retrazioni muscolari e fasciali impongono minime asimmetrie agli equilibri del corpo. Il loro trattamento non può essere quello di insistere genericamente con “più stretching” dalla parte in cui l’infortunio muscolare si insorge, o dal lato in cui l’atleta si sente più accorciato.  Per essere efficaci è importante saper leggere l’organizzazione disfunzionale sottostante, affinché il trattamento permetta una riarmonizzazione dei disequilibri.

Le  asimmetrie posturali permarranno comunque (la perfezione posturale è un’utopia…), ma con una plasticità di adattamento molto diversa. Verificabile e quantificabile. 

Con che finalità? Migliorarne la risposta alle sollecitazioni che il sistema muscolo-scheletrico subisce in allenamento ed in competizione, intervenendo in maniera riequilibrativa su aspetti intrinseci che alterano la ripartizione delle sollecitazioni.

4. L’arco plantare, le rotazioni tibiali ed il loro raffinato controllo
La prima risposta del corpo in reazione al carico ed in un sistema inerziale avviene nell’interfacciare il piede con il suolo.  Per questo nelle numerose tabelle che riportano le cause degli infortuni muscolari si citano anche cause estrinseche quali le caratteristiche del terreno di gioco. Per lo stesso motivo le scarpe da gioco sono estremamente tecniche. Ma come sappiamo ciò non basta. L’arco plantare è il primo ammortizzatore dell’impatto al suolo ed il suo funzionamento può variare in rapporto ad alcune regolazioni muscolari.

In caso di dismetrie e/o di retrazioni miofasciali specifiche non funzionerà in maniera ottimale. Nei processi di compensazione di una fisiologica dismetria, il corpo individua automaticamente soluzioni con più modalità per adattarsi a quello relativamente corto. 

Una di queste è la riduzione dell’arco plantare, con piede meno cavo e quindi meno ammortizzante di quello controlaterale.  In sede terapeutica, per rafforzare la prevenzione degli infortuni muscolari con una concreta azione su tutte le cause, questa funzionalità deve essere ottimizzata.

 

5. L’importanza di uno stretching asimmetrico
La logica sottostante alla problematica organizzazione meccanica, deve portare all’elaborazione di un programma specifico, che finalizzi anche il ricondizionamento che l’atleta compie al termine di ogni allenamento.  Eseguire uno stretching simmetrico è meglio di niente ma non sarà comunque allineato alle necessità di riarmonizzazione di disequilibri e retrazioni miofasciali. Essendo queste delle asimmetrie, devono obbligatoriamente ricevere una gestione differente, attuata dopo l’allungamento muscolare svolto in gruppo.

Il fine è sempre il medesimo: rafforzare la prevenzione degli infortuni muscolari con una concreta azione su tutte le cause.

6. Il coinvolgimento di muscoli della statica all’interno di esercizi di potenziamento
Com’è noto l’apparato muscolo-scheletrico è dotato di muscoli che hanno prevalentemente un ruolo dinamico ed altri con ruoli più statici che incidono  primariamente nel controllo posturale.  A volte il muscolo è il medesimo, ma le due funzioni sono distribuite all’interno delle fibre mucolari dei vari comparti dello stesso. 

Il problema nasce quando quelli della statica, di per se meno forti ma più resistenti per il ruolo che gli compete,  sono coinvolti in esercizi ed attività di rinforzo che aumenta il carico a cui sono sottoposti. Ogni fisioterapista ed osteopata che ha affrontato tecniche posturali conosce questi aspetti teorici.

Non sempre però questi si traducono in strategie terapeutiche mirate sul singolo atleta. Senza nulla togliere alle esigenze della preparazione atletica e degli allenamenti fisici, in certi casi dovrà essere attuata una piccola bonifica e/o, un adeguato ricondizionamento post-allenamento.

La miglior prevenzione degli infortuni muscolari frequenti?

E’sicuramente quella che, oltre a tutti quegli aspetti basilari e noti applicati dallo Staff Medico-Atletico sulla propria squadra, considera, valuta ed integra le variabili presenti nel singolo atleta. Anche se le stesse non sono patologiche e non solo per curare la lesione muscolare quando è già insorta.

Per raggiungere il massimo livello di prevenzione degli infortuni muscolari indiretti, è prioritario intervenire in chiave riequilibrativa specifica sul sistema muscolo-scheletrico di ogni individuo. Diversamente rimarranno presenti cause misconosciute e le colpe di ogni infortunio verranno addebitate a rotazione, come la cronaca insegna, allo Staff, ai muscoli troppo deboli dello “sfortunato” atleta o alla malasorte.

Ma sul tema prevenzione infortuni muscolari è sinceramente  possibile fare di più!

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