FAQ

  1. Sono già seguito da fisioterapisti ed osteopati, che differenza posso trovare con il programma proponete? Come nella musica ed in cucina, tutti partono dagli “stessi ingredienti” possibili. La differenza è l’analisi a monte prima della formulazione di un trattamento. Se i concetti espressi non sono noti all’operatore o trascurati, il trattamento sarà programmato sulla base dei sintomi o di necessità più distrettuali, rispetto alla valutazione più ampia che occorre. Le tecniche di trattamento rientrano nell’osteopatia, nella terapia manuale, nelle tecniche mio-fasciali, modulate e mirate in maniera differente da ciò che viene svolto per trattare una lesione muscolare (la cui diagnosi/cura rimane in carico allo Staff medico).
  2. Per quale motivo una risonanza magnetica fatta i giorni precedenti non aveva evidenziato nulla, ma poi lo strappo è giunto ugualmente? Perché evidentemente fino a quel momento i muscoli non avevano effettivamente nulla. Il sovraccarico relativo che ha prodotto la lesione è giunto al momento dell’infortunio, ma alcuni indicatori erano comunque già presenti nel sistema. Sono evidenziabili dalla valutazione funzionale specifica e non dagli esami.
  3. Dopo aver curato un strappo ai flessori, aver effettuato tutte le verifiche e cure del caso, ho subito un nuovo infortunio al polpaccio al mio rientro. Perché? Perché la cura della lesione muscolare (energie fisiche strumentali, massaggio, posture allungamento e stretching, ecc…) non agisce sui meccanismi problematici che espongono l’atleta al rischi di infortunio. Le cause trascurate che citiamo in queste pagine vanno individuate nel singolo atleta, anche a distanza dal punto in cui la spia rossa (sofferenza/lesione muscolare) si è accesa.
  4. Il preparatore ed i fisioterapisti insistono molto sullo stretching, che eseguo con costanza anche autonomamente. Ma continuo a subire risentimenti e piccoli infortuni, come è possibile? Il consiglio è sicuramente giusto ma non basta. Spesso per riarmonizzare dei disequilibri problematici nei meccanismi dello smorzamento e della ripartizione delle sollecitazioni meccaniche, occorre un intervento asimmetrico. E non certo stabilito in base al criterio “insisto sul lato che è più rigido..”. E’ fondamentale sapere quali sono le rigidità miofasciali che, nel singolo atleta, incidono negativamente sul fenomeno infortuni muscolari. Una volta definite, sia in fase di riscaldamento che in quella di ricondizionamento post-attività, vanno trattate in maniera mirata. Quasi sempre con esercizi che l’atleta dovrà applicare in maniera semplice ma asimmetrica.
  5. Normalmente assumo integratori, eseguo crioterapia e svolgo sistematicamente allenamenti defaticanti, così come altri della squadra che però non hanno il mio stesso problema. Come è spiegabile? Si tratta di strategie per far recuperare meglio il muscolo dallo stress delle competizioni ravvicinate. Ma se nell’assetto muscolo-scheletrico di un atleta ci sono le problematiche che discutiamo in queste pagine (non stiamo parlando di casi estremi e di percentuali remote), è evidente che le stesse strategie appena citate non andranno sulle cause. In ogni attività i muscoli subiranno sollecitazioni maggiori rispetto all’ipotetico modello teorico e, in un momento non prevedibile (le variabili sono innumerevoli), il muscolo X sarà la vittima predestinata di un sistema disfunzionale che non è stato trattato nelle componenti problematiche.